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Incontinenza da sforzo

L’incontinenza da sforzo, quando non è una complicanza di interventi chirurgici, richiede attenzione diagnostica e ancor più attenzione nelle proposte terapeutiche. In genere, l’incontinenza da sforzo viene classificata in base alla quantità di urina persa: un conto è perdere qualche goccia sotto importanti sforzi fisici, un altro è svuotare la vescica ogniqualvolta ci si alza dalla sedia o si produca un colpo di tosse. Capire quando e quanto si perde permettere di procedere alle indicazioni terapeutiche a seconda del grado di incontinenza.

Le terapie si possono riassumere in due categorie: terapie comportamentali e terapie chirurgiche.

Terapie comportamentali

Poiché lo sfintere è composto sia da muscolatura liscia, involontaria, che da muscolatura striata, volontaria, quest’ultima può essere allenata a sopportare pesi (pressioni) più elevate, esattamente come si va in palestra per rinforzare i muscoli delle braccia e delle gambe. Naturalmente, l’allenamento dello sfintere, deve essere fatto in modo preciso con movimenti specifici che solo un’adeguata istruzione dello specialista urologo o fisiatra possono dare.

Terapie Chirurgiche

Quando lo sfintere non è più in grado di chiudere la fuoruscita d’urina e lo si deduce dalla quantità e frequenza di urina persa, occorre passare al trattamento chirurgico.L’approccio meno invasivo per l’incontinenza da sforzo nella donna è rappresentato dal posizionamento di una rete TVT (trans vaginal tape) o TOT (trans obturator tape) per via vaginale a sostenere l’uretra divenuta incompetente, come succede talvolta nell’incontinenza da sforzo postmenopausa.

Se all’incontinenza sono associati prolassi, questi andranno parimenti corretti posizionando reti o per via vaginale o per via addominale laparoscopica.Anche per l’incontinenza da sforzo maschile, esistono reti da posizionare per via perineale che agiscono però con meccanismi diversi dalle reti usate per l’incontinenza femminile.

La chirurgia dell’incontinenza estrema trova l’indicazione al posizionamento di uno sfintere artificiale. Si ricorre a tale presidio quando l’incontinenza da sforzo è tale da non potersi giovare di altre terapie, o per le cause che l’hanno prodotta o per il fallimento di altri trattamenti.

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